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Caproni
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top
La mwcgCaproni era un'impresa del settore metalmeccanico che rappresentò una delle più importanti aziende aeronautiche mwcwitaliane. Fondata da mwdaGiovanni Battista Caproni, dopo alterne vicende durante gli mwdqanni trenta assunse le dimensioni di un vero e proprio gruppo industriale.
Grazie all'acquisizione di realtà prestigiose come le mwdwOfficine Meccaniche Reggiane e l'mweaIsotta Fraschini l'azienda arrivò a vantare una produzione diversificata che spaziava dalle automobili alle vetture tranviarie.
Lo stabilimento di mwegTaliedo terminò la sua attività nel 1950: fu chiuso per mwewbancarotta, in seguito alla crisi del dopoguerra. Analoga sorte toccò alle altre consociate, ultima delle quali la "Caproni Vizzola", che fu rilevata dalla mwfaAgusta negli anni 1980.
Attualmente le Officine Caproni ospitano il mwfgParco e Museo Volandia.
Contents
• Nautica
• Storia
• Note
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Settori di attività
La personale passione del fondatore per il trasporto aereo portò a focalizzare la prima produzione aziendale nella progettazione e costruzione di aerei.
Aviazione
La vasta produzione dei mwhavelivoli diede fama all'azienda, grazie alle importanti commesse militari acquisite nella fase pionieristica di questo comparto, che diede la possibilità di sviluppare numerose tecnologie allora innovative e conquistare record significativi.
Il mwhgCa.1, primo mwhwbiplano prodotto, portò a sviluppare la formula di questo aereo, sviluppando la serie Ca.1-mwiaCa.7 costituita da singoli prototipi. Ci si concentrò di seguito sulla costruzione sui mwiqmonoplani Ca.8-mwigCa.16 di cui vennero realizzati complessivamente 71 esemplari fra prototipi e modelli di serie.
Da questa serie di monoplani venne sviluppato il mwjaCa.18, destinato al 1º concorso militare italiano che si tenne all'inizio del 1913; alla fine di tale anno venne effettuato un ordine per un lotto di Ca.18, che andarono ad equipaggiare la mwjq15ª Squadriglia da bombardamento Caproni, prima ad impiegare velivoli di costruzione e progetto italiani.
Nel medesimo anno fu concepito un mwjwbiplano plurimotore da bombardamento, il mwkaCa.30, il cui progetto godeva dell'appoggio di mwkqGiulio Douhet, comandante del mwkgBattaglione Aviatori e tra i primi teorici del mwkwbombardamento strategico. Il prototipo mwlaCa.31, che differiva dal progetto preliminare del Ca.30 per l'installazione dei 3 motori, vide la luce solo nell'ottobre mwlq1914, quando compì il primo volo ai comandi di mwlgEmilio Pensuti. Il ritardo era dovuto all'opposizione del generale Maurizio Moris, ispettore dell'Aeronautica, che lo giudicava un progetto "militarmente inutile e tecnicamente sbagliato", e solo grazie a Douhet che si assunse le responsabilità della costruzione, occultandola agli alti vertici, il primo dei bombardieri Caproni poté essere realizzato.
Iniziò così l'epopea dei trimotori Caproni, utilizzati dalle aeronautiche italiana, francese, britannica e statunitense, che divennero il bombardiere mwngalleato più utilizzato con oltre 1.100 esemplari prodotti nelle diverse serie che includevano i mwnwbiplani mwoaCa.32, mwoqCa.33, mwogCa.44, Ca.45 e Ca.46 e i mwowtriplani mwpaCa.40, Ca.41, Ca.42 e Ca.43. Il Ca.44, e le sue varianti con differenti motorizzazioni, fu oggetto di un massiccio ordine di 3.650 esemplari, che dovevano essere realizzati da diverse ditte. La fine del conflitto e problemi nella messa a punto dei motori fecero sì che delle diverse serie di questi trimotori ne venissero realizzati circa 600 esemplari. Nel 1914 Caproni aveva nel frattempo derivato dal mwpqCa.18 il mwpgCa.20, primo esempio di caccia monoplano concepito per questo scopo, che rimase però allo stadio di prototipo.
Terminato il primo conflitto mondiale, i trimotori Caproni convertiti come aerei civili non ottennero significativi successi. Tra il 1920 ed il 1921, Caproni si dedicò così ad un progetto particolarmente visionario, il mwqaCaproni Ca.60 Transaereo, un gigantesco mwqgidrovolante a scafo per 100 passeggeri, destinato a rotte transatlantiche, che adottava tre gruppi di ali triplane in tandem sopra la fusoliera a scafo. Tale prototipo riuscì a compiere solo un breve balzo il 4 marzo 1921, prima di essere distrutto nell'mwqwhangar dove era ricoverato per le riparazioni. Grazie al lavoro congiunto di Caproni e Verduzio, con la collaborazione di mwraUmberto Nobile venne realizzato il mwrqCa.73, il primo aereo italiano con costruzione interamente metallica, un biplano bimotore da mwrgtrasporto o bombardamento che compì il primo volo nel 1924 e rimase la spina dorsale dei reparti da bombardamento della mwrwRegia Aeronautica fino ai primi anni trenta.
Anche se orientata verso un mercato più ampio, la Caproni non tradì la riconoscenza nei confronti di mwtwGiulio Douhet, tra i primi teorici del mwuabombardamento strategico, la cui ferma fiducia nei confronti del progetto mwuqCa.30-Ca.31 aveva consentito alla Caproni di costruirsi la sua fama. Nella seconda metà degli anni venti iniziarono così a vedere la luce diversi progetti di bombardieri pesanti, che vennero testati dalla 62ª Squadriglia "Bombardieri Giganti". Tra questi il mwugCa.90, il più grande aereo terrestre del periodo che detiene il primato di più grande biplano mai costruito. Questi velivoli rimasero però tutti allo stadio di prototipo, in quanto la mwuwRegia Aeronautica preferì investire sui bombardieri medi.
Fra i velivoli sviluppati successivamente figurano quelli progettati dell'ingegner mwwgLuigi Stipa e dell'ingegner Campini. Lo mwwwStipa Caproni, del 1932, servì da banco di prova volante per sperimentare l'elica intubata; il prototipo non ebbe seguito e solo successivamente Lugi Stipa ne riprese lo sviluppo in mwxaFrancia.
Gli anni Trenta rappresentarono anche l'apice della tecnologia aeronautica italiana in termini di conquista di primati, raid e trasvolate. Sebbene siano note soprattutto le gesta degli mwxgidrocorsa mwxwMacchi e dei mwyaSavoia-Marchetti S.55 e mwyqS.M.79, anche gli aerei Caproni furono impiegati in record e trasvolate: il biplano mwygCa.161 detiene il primato di altezza per aerei con mwywmotore a pistoni, con 17.176 mwzam. Un Ca.101 fu invece impiegato in due raid, un Milano-Mosca e uno in Africa.
Con una unità propulsiva costituita da un motore alternativo che azionava un compressore assiale, con in coda un vaporizzatore ed un bruciatore, con spina Pelton, su progetto dell'ing. Secondo Campini, furono realizzati due prototipi denominati mwzgCampini Caproni (il primo dei quali volò il 27.8.1940) rimasti senza alcun seguito anche per via delle modeste caratteristiche di volo.
Significativi i monoplani ad ala alta da trasporto e bombardamento della famiglia mwaaCa.101-mwaqCa.111-mwagCa.133, trimotori e monomotori largamente impiegati nelle colonie, in particolare durante la mwawguerra d'Etiopia che rimasero in servizio per compiti secondari anche durante la seconda guerra mondiale trovando anche un discreto successo nell'esportazione.
Per il concorso Caccia C del 1939, Caproni presentò un velivolo completamente nuovo: il mwbqCaproni Ca.350, progettato dall'ing. mwbgCesare Pallavicino, che non venne però accettato perché monomotore.
A vedere l'azione durante la mwcaseconda guerra mondiale furono due famiglie di velivoli, nessuna delle quali prodotta dalla casa madre di mwcqTaliedo: i mwcgcaccia mwcwReggiane e i bimotori multiruolo della serie mwdaCa.309- mwdqCa.310- mwdgCa.311- mwdwCa.313- mweaCa.314 progettati da mweqCesare Pallavicino dei Cantieri Aeronautici Bergamaschi (Caproni Bergamasca).
Al concorso indetto il 5 gennaio 1938 dalla Regia Aeronautica per un caccia monoplano ad ala bassa con mwewcarrello retrattile, parteciparono due aziende del gruppo Caproni: la Reggiane, con il mwfaRe.2000, e la Caproni Vizzola, con l'mwfqF.5. Entrambi i velivoli si dimostrarono superiori ai mwfgG.50 e agli mwfwM.C.200, vincitori del concorso ministeriale. Dei due caccia Caproni venne ordinato solo un piccolo lotto ciascuno, ma il Re.2000, si rifece trovando sbocco nell'esportazione. I successivi modelli Reggiane, mwgaRe.2001, mwgqRe.2002 e mwggRe.2005, trovarono maggiore impiego da parte della mwgwRegia Aeronautica; comunque i successivi caccia Fiat e Macchi avevano presto colmato il divario che li separava dai velivoli di mwhaReggio Emilia. L'mwhqF.6 sviluppo successivo della casa di mwhgVizzola Ticino, con differenti motorizzazioni, F.6M ed F.6Z, rimase invece al solo stadio di prototipo.
Al contrario dei caccia Reggiane e Caproni Vizzola, i bimotori della Caproni Bergamasca entrarono in servizio praticamente senza contendenti: l'unico velivolo concorrente e dalle prestazioni superiori, il mwjqC.R.25 venne realizzato in unico lotto, per evitare di distogliere la Fiat dalla produzione dei caccia e soprattutto perché la produzione di motori mwjgFiat A.74 che lo equipaggiavano doveva essere destinata tutta ai caccia. Sebbene il mwjwCa.310, prima, ed il mwkaCa.313, poi, avessero trovato un buon successo nelle esportazioni, con tanto di ordini da parte di mwkqFrancia e mwkgRegno Unito, la famiglia di bimotori si rivelò deludente sotto molti punti di vista e solo gli esemplari delle ultime serie raggiunsero produzioni accettabili. Principale difetto era la scarsa potenza dei propulsori mwkwIsotta Fraschini. Alla carenza di prestazioni, che faceva di questi aerei una facile preda della caccia nemica, si accompagnavano delle caratteristiche di volo scarse in termini di manovrabilità. I modelli successivi al Ca.310 si rivelarono comunque soddisfacenti nei ruoli di ricognitori o di scorta convogli, anche se in quest'ultimo caso forse troppo vulnerabili. Pessimi furono invece i risultati dell'impiego dei Ca.310 come assaltatori in Africa settentrionale, ruolo in cui erano stati adattati in emergenza per rimpiazzare i mwlaBreda Ba.88, le cui gravi deficienze ne avevano reso impossibile l'impiego operativo. D'altronde i Ca.310 usati come assaltatori provenivano da un lotto di 33 velivoli venduti all'mwlqUngheria nel mwlg1939, ma ritornati all'Italia l'anno successivo. Gli ungheresi, insoddisfatti dai Ca.310, optarono per un cambio con i bimotori mwlwCaproni Ca.135, velivolo non particolarmente brillante già in servizio con la Magyar Királyi Honvéd Légierö, ma che nelle prime fasi della guerra contro l'URSS ottenne diversi successi.
Ultimo velivolo a portare il nome Caproni è stato il mwmgCaproni Vizzola C-22J, sviluppato alla fine degli mwmwanni settanta dalla Caproni Vizzola, produttrice di mwnaalianti e motoalianti. Sviluppato dal motoaliante A-21J Calif, volò per la prima volta il 21 luglio 1980. Il suo sviluppo continuò per qualche tempo dopo che la ditta venne rilevata dalla mwnqAgusta, ma non venne mai prodotto in serie.
Nautica
Gianni Caproni ebbe una storia rilevante anche come costruttore navale, di imbarcazioni e di motori, nei primi Trenta rilevò la mwpqIsotta Fraschini che oltre alle auto produceva poderosi motori marini che vennero montati sui cosiddetti MAS (mwpgmwpwMotoscafo armato silurante o Motoscafo Antisommergibili) o le MTB mwqamotosiluranti, questi mezzi furono esportati in: Turchia, Giappone, Russia, Gran Bretagna e Svezia.
Oltre alla produzione di motori per uso marittimo, lo Stabilimento Aeroplani Caproni di Taliedo, mise a frutto la sua capacità industriale per sviluppare un tipo di motovedetta ed in seguito progettò e produsse i mwqgsommergibili tascabili mwqwCaproni CA e mwraCaproni CB, con equipaggio di tre persone. Nel corso dell'estate del 1943 si tentò anche di realizzare i tre sommergibili denominati CC, ma l'armistizio del settembre 1943, bloccò lo sviluppo di questi battelli che comunque non furono realizzati se non in diversi stadi di approntamento venendo poi demoliti nell'immediato dopoguerracite-ref-2[2]
Verso la fine della mwsgseconda guerra mondiale la ditta iniziò a produrre il mwswSiluro San Bartolomeo, versione modificata del cosiddetto mwtaSLC (Siluro a Lenta Corsa).
Motociclismo
Tra la fine degli anni quaranta e gli anni sessanta gli stabilimenti di Taliedo, Arco di Trento e Vizzola Ticino si dedicarono anche alla produzione di motocicli:
• la Caproni-Taliedo presentò nel 1946 un ciclomotore spinto da un mwuqmotore a due tempi di 42mwug cm³ (venduto anche singolarmente) con cambio idraulico a due marce e telaio molleggiato, la cui produzione non andò mai al di là di qualche esemplare;
• la Aeroplani Caproni Trento o Aerocaproni, collaborò con la mwvaDucati, per la quale realizzava i telai del mwvqCucciolo, della Ducati 60, e in occasione del mwvwSalone di Milano 1951 presentò la motoleggera mwwaCapriolo 75, con motore monocilindrico monoalbero e telaio in lamiera stampata, che ottenne un buon successo sia commerciale che sportivo. Ad essa si affiancò due anni dopo la bicilindrica boxer mwwqCento50, e nel 1956 il mwwgCapriolo 125 monocilindrico. Nel 1957 l'azienda divenne di proprietà mwwwregionale, cambiando nome in mwxaAeromere (acronimo di Aero Meccanica Regionale) proseguendo la costruzione dei modelli di 75 e 125mwxq cm³, cui si affiancò anche un 100mwxg cm³. La produzione proseguì sino al 1962, cessando a causa della crisi che all'epoca coinvolgeva il settore motociclistico italiano;
• la Caproni-Vizzola presentò al Salone di Milano 1953 un modello con motore mwyaNSU Max 250, cui se ne affiancò un altro con motore NSU Lux 200, un ciclomotore sempre con motore NSU e una 175mwyq cm³ con motore mwygFBM; la produzione cessò nel 1959.
Trasporti urbani
Le industrie Caproni, che nel mw0q1942 si erano cimentate nella costruzione di un prototipo di mw0gautoblindo leggero, denominato mw0wVespa-Caproni mai entrato in produzione, tornarono alla costruzione dei veicoli su gomma negli anni sessanta, quando la Caproni Vizzola fu impegnata nella realizzazione di carrozzerie per autobus, con allestimenti orientati soprattutto al diffuso veicoli urbano di piccole dimensioni mw1aFiat 414.
Anche il settore tranviario non fu trascurato, portando nel secondo dopoguerra alla produzione fra l'altro alla costruzione dei tram romani della mw1gserie 2500 e a quelli milanesi della mw1wserie 700, nonché alla riconversione in rimorchiate di alcuni mw2atram milanesi.
Storia
Le origini
mw4gGiovanni Battista "Gianni" Caproni era originario di mw4wArco nell'allora mw5aImpero austro-ungarico, dopo gli studi compiuti tra mw5qMonaco di Baviera e mw5gLiegi, ed un successivo soggiorno a mw5wParigi, volle dedicarsi alla costruzione di aerei scegliendo di svolgere la sua attività in territorio italiano, in quanto la sua famiglia era di solide tradizioni mw6airredentiste.
Il suo primo velivolo a motore compì il primo volo il 27 maggio mw6g1910 a mw6wCascina Malpensa, dove fondò con suo fratello Federico Caproni la mw7qSocietà d'Aviazione Fratelli Caproni. Il nome e l'assetto della società cambiarono più volte negli anni successivi.cite-ref-3[3]
Verso la fine del 1910, Gianni Caproni si trasferì a mw8wVizzola Ticino avviando lì la produzione di serie a partire dal mw9a1911.
Nel frattempo Caproni aveva infatti affiancato all'azienda aeronautica la Scuola di Aviazione Caproni ed iniziò ad affermarsi il prestigio della ditta a livello internazionale. In quegli anni infatti il mw9gCa.11 conquistò il primato di velocità nazionale, ed il mw9wCa.12 il primato mondiale. Proprio con il Ca.12 ci fu anche il primo servizio aereo per un passeggero pagante in Italia, il 22 aprile mw-a1912 al mw-qLido di Venezia.
Trovatasi in difficoltà economiche, e nell'estate mw-w1913 l'azienda venne rilevata dal Regio Esercito e Giovanni Battista Caproni rimase come direttore tecnico dello stabilimento.
La prima guerra mondiale
Nel mwaqm1915, con l'entrata in guerra dell'Italia, il Regio Esercito decise di avviare la produzione in serie del Ca.31, affidando il compito alla S.S.A.I.- Società per lo sviluppo dell'Aviazione in Italia, costituita da banchieri, industriali e senatori, che si impegnò a rilevare e ampliare lo stabilimento di Vizzola e alla costruzione di un nuovo stabilimento a Taliedo, nella periferia di mwaqqMilano, nei pressi di quello che sarebbe in seguito diventato l'mwaquAeroporto di Milano-Linate, in via Mecenate; l'ex stabilimento è oggi sede dello spazio per eventi Officine del Volo, a seguito di un sapiente restauro filologico realizzato dall'architetto Nicola Gisonda.
Grazie al successo dei trimotori, la Caproni ed il suo fondatore sono ricordati come pionieri dei velivoli da bombardamento.
Verso il secondo conflitto
Terminato il conflitto e ridimensionate le possibilità di sviluppo della produzione dei bombardieri, la Caproni iniziò la riconversione dei trimotori da bombardamento come mwaq4aerei di linea. Gianni Caproni fu infatti tra i primi ad intuire le potenzialità del trasporto passeggericite-ref-4[4].
Nel primo dopoguerra entrò a far parte della ditta l'ingegner mwarqRodolfo Verduzio, che prima affiancò Gianni Caproni nella progettazione dei velivoli, per poi diventare il principale progettista della ditta.
All'inizio del mwary1918 l'azienda concluse un accordo con le mwarcOfficine Meccaniche Reggiane, che furono poi rilevate negli mwarganni trenta. Le stesse erano infatti tra le ditte impegnate nel massiccio ordine per i mwarkbiplani trimotori da bombardamento della famiglia dei mwaroCaproni Ca.44, Ca.45 e Ca.46. Di tale commessa di 300 esemplari ne venne solo avviata la produzione, e forse soltanto un esemplare venne assemblato negli stabilimenti di Reggio Emilia, con parti provenienti da altri stabilimenti.
A cavallo degli anni venti e trenta la Caproni si consolidò sul mercato nazionale ed internazionale. Tra le acquisizioni più rilevanti del periodo, quella della mwarwIsotta Fraschini. Oltre ai progetti sviluppati indipendentemente dalle diverse consociate, alcuni progettisti esterni quali mwar0Secondo Campini, mwar4Luigi Stipa, Ercole Trigona e l'ingegner Chiodi trovarono nella Caproni esperienza e risorse per realizzare le loro idee.
Nella seconda metà degli Trenta il gruppo Caproni si arricchì dell'esperienza di due noti progettisti: mwaseGiovanni Pegna che passò dalla mwasiPiaggio alla mwasmReggiane, mwasqCesare Pallavicino, dalla mwasuBreda alla Caproni Bergamasca e mwasyRaffaele Conflenti, già direttore tecnico della mwascSocietà Idrovolanti Alta Italia, della mwasgChantiers Aéro-Maritimes de la Seine (CAMS) e della mwaskCantieri Riuniti dell'Adriatico (CRDA).
Grazie alla mwassIsotta Fraschini acquisita nel mwasw1932, ed alla mwas0Motori marini Carraro, l'azienda estese la sua attività anche al settore dei motori ed a quello navale.
Nel mwas81935, venne aperto uno stabilimento aeronautico anche a mwataPredappio, paese natale di mwateBenito Mussolini, con una scelta quindi molto significativa dal punto di vista propagandistico; va inoltre tenuto presente che la scelta del luogo era anche collegata al fatto che Predappio si trova nei pressi di mwatiForlì, dove, prima della seconda guerra mondiale, era il più grande aeroporto militare d'Italia: i velivoli più grandi, infatti, venivano definitivamente assemblati direttamente nell'aeroporto stesso. Oltre agli impianti industriali, venne costruito a Predappio anche un edificio di rappresentanza, per gli uffici e l'alloggio degli ingegneri. Lo stabilimento giunse ad occupare 1400 dipendenticite-ref-5[5]. Parte dello stabilimento di Predappio era ubicato in una lunga galleria scavata sotto la montagna, cosa che dava riparo contro eventuali attacchi aerei nemici. La galleria, dopo un lungo periodo di chiusura, è diventata, dal 2015, sede del laboratorio mwatcCiclope (mwatgCentre for International Cooperation in Long Pipe Experiments), specializzato in studi sulle turbolenze, al servizio in primo luogo dell'industria aerospazialecite-ref-6[6].
L'Armistizio dell'8 settembre mwat41943, come per le altre industrie italiane, rappresentò la fine dei diversi programmi di sviluppo di nuovi velivoli. Il controllo delle industrie del gruppo passò in mano ai tedeschi e la produzione finalizzata alle necessità belliche del Terzo Reich come nella mwat8Galleria Adige-Garda dove furono prodotti pezzi per le cosiddette mwauaWunderwaffen.cite-ref-7[7]
Dopoguerra e chiusura
Il dopoguerra si aprì per la Caproni con una profonda crisi economica. A questo si aggiunse l'ordine di arresto spiccato nei confronti di Gianni Caproni per collaborazione con le forze occupanti tedesche e per aver favorito il regime mwauwfascista. Questi venne poi assolto nel mwau01946 in fase istruttoria per non aver commesso il fatto.
A partire dall'anno successivo e fino al 1951 Caproni girò per il mondo alla ricerca di finanziatori e commesse, mentre la ditta investiva le sue ultime risorse per il progetto del piccolo bimotore da trasporto mwau8executive mwavaCa.193. L'aereo volò per la prima volta il 13 maggio 1949, ma non ottenne alcun ordine, anche se l'aereo venne acquistato nel 1950 dalla mwaveAeronautica Militare Italiana.
Venne dunque avviata una riconversione produttiva, con la costruzione di autobus, automobili e ciclomotori. Nonostante le numerose commesse di lavoro, la stretta creditizia e scelte governative che privilegiarono gli interessi della FIAT, costrinsero al fallimento e alla chiusura dello stabilimento di Taliedo nel dicembre 1949, dopo aver licenziato circa 5.000 dipendenti.
Pochi anni dopo analoga sorte toccava alla Aeroplani Caproni Trento, che aveva sviluppato il biposto a getto mwavqCaproni Trento F.5 su progetto dell'ingegner mwavuStelio Frati. L'aereo volò per la prima volta il 20 maggio 1952. Anche questo aereo rimase senza ordini, e venne poi rilevato dall'Aeronautica Militare.
Gianni Caproni morì a Roma il 29 ottobre 1957, non prima di aver ricevuto dall'ambasciatore degli Stati Uniti d'America un ambito riconoscimento da parte del Presidente Eisenhower per quanto aveva fatto. Lasciò, a testimonianza del suo impegno nella nascita e nello sviluppo dell'aviazione, 170 progetti, oltre 160 brevetti, 170 tipi di aereo realizzati e 72 record conquistati.
Dati societari
Il gruppo Caproni negli anni Trenta arrivò ad includere più di 20 società. L'attività di queste ditte era principalmente nel settore aeronautico: produzione dei velivoli Caproni, produzione su licenza (in particolare di velivoli mwavkSavoia-Marchetti) e sviluppo di progetti in maniera autonoma.
Il gruppo Caproni aveva aziende collegate anche all'estero: mwavsStati Uniti, mwavwBelgio, mwav0Bulgaria e mwav4Perù.
Fra i principali stabilimenti di produzione si ricordano:
• Cantieri Aeronautici Bergamaschi (mwawiCAB) - Caproni Bergamasca. I velivoli realizzati e sviluppati da questa consociata sono quelli della serie 300. Tra questi, quello di maggior successo fu la serie di bimotori progetta da mwawmCesare Pallavicino, mwawqCa.309, mwawuCa.310, mwawyCa.311, mwawcCa.313 e mwawgCa.314. La serie di velivoli trovò ampio sbocco all'estero. Prima dei bimotori la ditta si era cimentata nell'assaltatore mwawkCaproni A.P.1.
• Aeroplani Caproni Trento. Questa ditta sopravvisse al crollo della casa madre come officina per la manutenzione e riparazione di velivoli. Nel 1951 progettò il mwaxeCaproni Trento F.5 un piccolo biposto da addestramento potenziato da un mwaxiturboreattore.
• Caproni Vizzola. La ditta costruttrice di mwaxqalianti, con sede a mwaxuVizzola Ticino, fu l'ultima delle diverse consociate a restare in attività. Tra il 1939 ed il 1943 sviluppò diversi prototipi di mwaxycaccia: i mwaxcCaproni F.4, mwaxgF5 e mwaxkF6. Nei primi mwaxoanni ottanta sviluppò il mwaxsCaproni Vizzola C-22J un biposto da addestramento basico, derivato da uno dei motoalianti a getto prodotti dalla ditta. Allo sviluppo partecipò anche l'mwaxwAgusta, ma il progetto non ebbe seguito. Questo è stato l'ultimo velivolo a portare il nome della Caproni, la più antica fabbrica aeronautica italiana.
• mwax4Reggiane. Sviluppò i caccia della serie 2000, impiegati dalla Regia Aeronautica ed esportati anche in mwax8Svezia e mwayaUngheria. Tradizionalmente impegnata nel settore ferroviario, durante la prima guerra mondiale la Reggiane era tra le ditte destinate alla produzione dei bombardieri della serie mwayeCa.44, ma entrò ufficialmente a far parte del gruppo Caproni solo nel 1935.
• mwaymKaproni Bulgarski. La ditta mwayqAvia, fondata come sussidiaria della ditta mwayucecoslovacca mwayyAero nel mwayc1926 a Kasanlak in mwaykBulgaria, venne acquisita nel mwayo1930 dalla Caproni. La ditta principalmente produsse su licenza i velivoli della Casa Madre, ma sviluppò anche alcuni progetti indipendenti, come KB 11 Fazan (mwaywfagiano in mway0lingua bulgara). Il 15 settembre mway41942 la ditta venne nazionalizzata, e ribattezzata DSF Kasanlak. I direttori tecnici italiani Caligaris e Picini rimasero comunque al loro posto.
• Caproni Aeronautica Peruana. La società venne creata nel mwaza1934 in mwazePerù, principalmente per fornire uno sbocco commerciale e manutenzione ai velivoli della casa madre. La Caproni, con un contratto con il governo locale, nel mwazi1935 assunse una posizione monopolistica con un termine di 2 anni per quanto riguarda manutenzione e costruzione di velivoli. Venne costruito su licenza anche il Ca.100 in 12 esemplari.
• Aeronautica Caproni di Predappio. Lo stabilimento divenne operativo nel 1935 e giunse a dare lavoro a 1400 dipendenti. Parte dello stabilimento era ubicato in una galleria, che lo metteva al riparo da eventuali bombardamenti di aerei nemici. La scelta della località fu dovuta in parte a motivi propagandistici, dato che Predappio era il paese natale del Duce, ed in parte a motivi logistici: nella vicina Forlì sorgeva il più importante aeroporto militare italiano, quindi collocare nelle vicinanze un'attività di produzione di velivoli pareva ragionevole: in effetti, l'assemblaggio degli apparecchi di maggiori dimensioni era compiuto direttamente in aeroporto. Nello stabilimento di Predappio, tra l'altro, vennero anche costruiti gli aerei trimotori mwazqSavoia Marchetti S.M. 81 Pipistrello.
Nella cultura di massa
Il gruppo Caproni, nonché il suo fondatore mwazcGiovanni Battista Caproni, appaiono nel film "mwazgSi alza il Vento" dello mwazkStudio Ghibli. Il personaggio di Caproni è infatti di ispirazione per il protagonista del film, che lo vede apparire nei suoi sogni come amico e consigliere.
Anche mwazsil nome stesso dello "Studio Ghibli" deriva dall'aereo mwazwCaproni Ca.309, che era soprannominato "Ghibli"
Nel videogioco mwaz4Battlefield 1 è presente il mwaz8Caproni Ca.3.
Note
cite-note-11. Motto coniato da mwaayGabriele D'Annunzio, vedi mwaacwww.univa.va.it mwaagArchiviato il 7 agosto 2017 in mwaakInternet Archive. Articolo sulla Caproni pubblicato dall'Unione Industriali della Provincia di Varese.
cite-note-22. ↑ cfr. Caproni e il mare: progetti e realizzazioni per la guerra navale di un grande gruppo industriale milanese / Achille Rastelli; pubblicazionemwaa4 : Trento , Museo Aeronautico Caproni, 1999
cite-note-44. ↑ mwabgwww.aerei-italiani.net Articolo sui progetti di Giovanni Battista Caproni originariamente pubblicato su mwabkIl secolo XX, gennaio 1919.
cite-note-55. ↑ mwab0mwab4mwab8Ex Aeronautica Caproni - Predappio, su mwacacomune.predappio.fc.it. mwaceURL consultato il 19 febbraio 2017 mwaci(archiviato dall'mwacmurl originale il 20 febbraio 2017).
cite-note-66. ↑ mwaccmwacgA Predappio la galleria del vento per misurare la turbolenza: inaugurato Ciclope
cite-note-77. ↑ mwacwmwac0Cocconcelli,mwac4 pp. 202-243.
Bibliografia
• citerefabate-alegi-apostolo-1992Rosario Abate, Gregory Alegi e Giorgio Apostolo, Aeroplani Caproni – Gianni Caproni ideatore e costruttore di ali italiane, Museo Caproni, 1992, ISBN non esistente.
• citerefceloria-1913Giovanni Celoria, Tre anni di aviazione nella brughiera di Somma Lombardo (5 aprile 1910 – 5 aprile 1913), Milano, Stab. Tip. Unione Cooperativa, 1913, ISBN non esistente. (Ristampato in mwadmedizione anastatica a cura di Romano Turrini, Trento, Il Sommolago – Museo dell'Aeronautica G. Caproni – Comune di Arco, 2004).
• citerefcocconcelli-2002Giorgio Danilo Cocconcelli, Tunnel factories. Le officine aeronautiche Caproni e FIAT nell’Alto Garda 1943-1945, Milano, Apostolo Giorgo, 2002, ISBN 978-88-87261-11-0.
• Maria Antonietta Crippa, Ferdinando Zanzottera (a cura di), Officine del Volo. Restauro di un’architettura industriale per nuove funzionalità, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano).
• Ferdinando Zanzottera, Le Officine del Volo: significativo caso di restauro dell’architettura industriale del XX secolo a Milano, in: AA.VV., Riprogettare l’archeologia, Edizioni Arte in meta, Milano, 2010, pp. 43-46.
• Ferdinando Zanzottera, Le Officine del Volo di Milano e la “calma visione collettiva” di Gabriele Basilico, in “Rivista dell’Istituto per la Storia DELL’ARTE LOMBARDA”, n. 8, gennaio-aprile 2013, pp. 91-1
• AA.VV. mwadkmwadoL'aeronautica Caproni Predappio, Persiani Editore, Bologna, 2022. ISBN 9791259560612
Voci correlate
• mwad8Avio Industrie Stabiensi
• mwaeeAeroporto di Venezia-Lido
• mwaemCarina Massone Negrone
• mwaeuGiovanni Battista Caproni
• mwaecIsotta Fraschini
• mwaesOfficine Meccaniche Reggiane
• mwae0Velivoli Caproni
• mwae8Classe CA
• mwafeClasse CB
• mwafmCaproni CB22
Altri progetti
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• Wikimedia Commons
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Caproni
Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) Caproni, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwafoMuseo Gianni Caproni Il museo è situato nei pressi dell'mwafsAeroporto di Trento
• mwaf0Gli aeroplani Caproni, su ams.vr.it. URL consultato il 29 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2006).
• mwaf8Le Officine Caproni a Taliedo: storia e attualità, su storiadimilano.it.
Filmografia
• Mauro Vittorio Quattrina "Gianni Caproni: un trentino con le ali". Docufilm ideato scritto e diretto da Mauro Vittorio Quattrina